JOSEPH ROBINETTE BIDEN JR

JOSEPH ROBINETTE BIDEN JR

Meglio noto come Joe Biden è il politico statunitense in questi giorni eletto  46° Presidente   degli Stati Uniti d’America.  Il suo insediamento ufficiale è previsto per il 20 Gennaio 2021, data di scadenza  naturale del mandato del suo predecessore Donald Trump.  Personalmente Biden non  mi convince ne come politico,  ha sempre vissuto all’ombra di qualcuno , e  neppure come “ head of economy”  degli USA ,  la maggiore  economia del  mondo.  Ha vinto in maniera troppo  “debole”  e per certi versi contraddittoria per poter porre in essere le  riforme  che  il momento socio-economico  del paese richiederebbe . La sua attuale unica   fortuna risiede nella forza della Banca Centrale Americana la quale  continuerà nella sua   azione di stimolo all’economia.  Oggi, nel medio termine, vedo l’economia USA   giocare su tre tavoli: quello dei tassi bassi, quello  della borsa alta e  quello  di un  dollaro debole.  D’altro canto sia negli USA che in Europa , ancora per molto tempo,  le politiche monetarie continueranno a farle le Banche Centrali e per gli USA   la FED che  in Powell ha una persona di vero  spessore   sia come capacità deduttive,  sia come pragmaticità e  coraggio attuativo. Non bisogna dimenticarsi infatti che  da molto  tempo Pawell, in prima persona , sollecita con forza l’avvio di un   pacchetto di nuovi stimoli per l’economia.  Anche su questo piano i miei  personali dubbi  sul Presidente eletto si acquiscono : Biden è  politicamente troppo debole per  varare e  fare approvare  dagli organi USA preposti lo  stimolo fiscale giusto e necessario  per l’economia e la  finanza americana .  Ecco allora che ritorna  tutto nuovamente  nelle  mani della FED.  Quest’ultima   infatti ha  già ufficializzato che continuerà a supportare la crescita,  necessitando  però  , da parte dell’amministrazione Biden , un pacchetto diversificato di stimoli fiscali  e monetari , quale   soluzione ottimale per sostenere in questo periodo di  nuova ondata del  virus l’economia nazionale e questo soprattutto visto  che la Cina e la sua economia hanno ripreso a correre ai massimi avendo bloccato  in patria il diffondersi della pandemia. Se poi analizziamo con attenzione alcuni provvedimenti promessi da Biden  in campagna elettorale , si può notare come  questi potrebbero essere addirittura negativi sulla crescita.Siamo chiari!  La presidenza Biden, per come si pone , non sarà  al momento  in grado di varare le grandi riforme che ha dipinto e di cui necessita il Paese in questo particolare momento storico.  Le  soluzioni  prospettate  non paiono favorevoli ad una  ripresa . Ad esempio il paventato aumento delle tasse alle imprese  porterebbe  solo  veri e puri  costi   per il sistema. Biden dovrà vivere la sua presidenza con la necessità costante di equilibrarsi su “ compromessi”. Per assurdo quello che  oggi piace di Biden  ai mercati ed agli investitori  ( ed   è la sua attuale  forza )  è proprio  il  “margine minimo” della sua  vittoria  elettorale. Questo  innegabile stato di “incertezza” lo costringerà  continuamente a vivere  di “ compromessi e mediazioni”  permettendo così agli investitori di non cambiare il profilo dei propri portafogli ed   alle imprese di poter  programmare con tranquillità i  futuri  investimenti. Non dimentichiamoci poi che il Partito Repubblicano ha ufficializzato l’appoggio a Trump nelle  richieste  ( ?? ) di contestazioni sulla vittoria di Biden , mentre  quest’ultimo di riflesso  minaccia azioni legali contro l’amministrazione Trump , accusandola di ostacolare l’avvio del processo di transizione . Risulta quindi urgente ed auspicabile, in questa fase , un aggiustamento ponderato della politica  fiscale e monetaria .  Queste due fasi però non possono essere scollegate tra di loro e  dal fatto obbiettivo  che il trend di recupero  dell’economia USA dipenda a tutti gli effetti dal controllo sulla  pandemia.  Senza un intervento fermo e definitivo sulla salute pubblica , il virus e’ e sara’ ancora per chissà quanto tempo la primaria fonte dei problemi economico – finanziari del paese americano .   Si ritorna quindi  sulla  attuale  evidente debolezza dell’amministrazione Biden anche in merito alle effettive capacità di mettere in atto proficue relazioni internazionali.  Quello che rilevo oggi , correlato  all’ eccessivo grado di globalizzazione che si era raggiunto ante pandemia,  e’ che  non vi sarà un disgelo dei rapporti con la Cina perché gli interessi americani  di massima non muteranno. Discorso opposto prevedo invece  per i rapporti con l’Europa.  Vi sarà un lento ma costante rallentamento sulle strette inerenti le varie posizioni protezionistiche .Il fatto  stesso che il primo vaccino anti covid arrivi dalla collaborazione tra un’azienda americana ( Pfizer ) ed una tedesca, la dice lunga.  Personalmente auspico  una  nuova “ Bretton Woods” ovvero una ridefinizione di nuove regole concernenti   le relazioni commerciali , economiche e finanziarie tra i diversi paesi industrializzati del mondo occidentale ma  sempre  con   un occhio  attento rivolto alle nuove economie  dell’ est asiatico che nel 1944, data di quei primi accordi, non erano così potenti ed ostative come oggi.  Bisognerà  riuscire  a fare collimare l’aggressività, spesso sfacciata,  di Pechino con quello che e’  l’attuale politica  americana ( disegnata dall’amministrazione    Trump)  rivolta  al protezionismo con   la ferma  volontà di mettere gli interessi degli Stati Uniti al di sopra di ogni accordo internazionale   all’urlo di “ America first” (ndr: a tale proposito rammento che tale   slogan  non è  di “conio “  trumpiano ma  bensì  è stato  creato nel 1916 , dal democratico Woodron Wilson ).  Esempio lampante delle difficoltà  su cui ci si scontrerà  per  riformulare questi accordi , ad esempio , e’ il settore del “ teach”.  Fino ad oggi Trump ha sempre impedito che le  “big  USA”  del settore pagassero le tasse in Europa.   Biden non ha la forza, al momento , per cambiare qualcosa  visto   che  prevedo che i repubblicani    manterranno  ancora il controllo del   Senato anche dopo  il  Gennaio 2021 (ballottaggi in Georgia) . Biden  avrà  quindi  molte difficoltà a mettere in atto le sue proposte pre- elettorali in materia di tasse e spese.  Un ultimo accenno lo farei sul fatto che per contro la nascita del vaccino anti-covid  ,di fatto , andrà ad indebolire  il dollaro . Come conseguenze   alla  sua immissione sul mercato degli Stati Uniti e mondiale  si avrà  :  1) minori “ assist” all’economia USA , 2)  riduzioni degli stimoli fiscali ,  3) diminuzione di emissione  di Titoli del Tesoro USA , 4)   aumento della liquidità in dollari , e per contro : 5)   la FED potrebbe  non aumentare i tassi di interesse evitando così  un rallentamento della ripresa reale del mercato del lavoro.  Ma quindi ci si ricollega   in merito ai rapporti  di dare-avere con l’Europa .  L’auspicabile  ritorno ai  consumi degli americani almeno ai livelli toccati  nel pre-covid  provocherebbe di fatto  un enorme  deficit  economico  nelle partite correnti . Gli USA hanno un altissimo indice percentuale  di importazioni   sui beni di consumo  e beni di lusso, ciò  con  effetti reali sul biglietto  verde.  Entro l’8 Dicembre si dovranno  anche concludere le eventuali controversie a partire da quelle sul voto per posta ,  il riconteggio dei voti nei singoli Stati per le eventuali cause nei Tribunali e quindi per l’eventuale ricorso dell’amministrazione Trump  alla Corte Suprema.  Biden ha di fatto iniziato la transizione della sua amministrazione e Wall Street sembra  oramai avere dato per scontato il suo arrivo alla Casa Bianca ,detto ciò però il grado di  “forza e presenza “ del Presidente mi lascia personalmente scettico : forse , però , non sono e/o  sarò l’unico.  Come diceva Hiram Johnson , U.S. Senator nel 1918 : “ La prima vittima della guerra è la verità”. Solo il tempo ci dirà che tipo di Presidente  sarà stato  Biden.