ECONOMIA EUROPA : IL VALORE DELL’ECONOMIA BELLICA

ECONOMIA EUROPA : IL VALORE DELL’ECONOMIA BELLICA

 La nostra analisi macroeconomica sulla industria bellica europea attuale e futura  , come vedremo ,  gira tutta intorno ad un “ vertice” che si chiama Francia ed ha la faccia di Emanuel Mcron. Premesso che nella Comunità Europea l’industria bellica ha toccato per l’anno 2022 un fatturato di 135 miliardi di euro segnando un + 10% rispetto al 2021 , impiegando oltre 520 mila persone con un + 4% rispetto sempre al 2021, oggi a causa dei continui conflitti è un reparto in continua ascesa in tutto il mondo tanto  da  toccare i 2.400 miliardi di dollari  con  un aumento globale del 6,8%.  In questo contesto l’ ultimo rapporto ( 23/04/24) dell’ Istituto Internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma ( SIPRI ) valuta l’ industria delle armi in Italia per oltre 20 miliardi di euro di fatturato e due società italiane sono nei primi posti della classifica dei principali produttori di armi al mondo. L’ Italia è al sesto posto al mondo nel settore della difesa ed è il primo Paese produttore di armi in Europa , rappresenta oltre il 4% delle esportazioni di armi a livello mondiale e di questo il 67% del proprio export è destinato al Medio oriente.   In testa agli investimenti nella spesa militare ci sono USA, Cina, Russia, India e Arabia Saudita. Oggi è una corsa agli armamenti che vede progredire  anche l’ Europa . Situazione fotografata  dalle parole proferite da Macron il 25 aprile all’ Università Sorbona di Parigi : “…L’ Europa è circondata e può morire…”.  Il riarmo del Vecchio Continente passa da un grado di competitività dell’industria militare europea ad oggi ancora tutta da costruire. La volontà dichiarata dei membri della UE è quella di spendere di più per la difesa , in modo da avere meno risorse economiche a beneficio di competitor come gli USA.  Bisogna però analizzare anche il rovescio della medaglia della guerra in Ucraina . Oltre al lato economico esiste anche quello politico. Riveste  fondamentale importanza il fatto che l’Ucraina riesca a resistere alla Russia almeno ( !! ) fino a dopo le date fissate per  delle elezioni europee  ed americane . Una disfatta ucraina infatti avrebbe conseguenze e ricadute quanto meno imbarazzanti sui leader in corsa ,sia essi europei che statunitensi, che questo conflitto hanno molto poco indirettamente sostenuto. Non bisogna dimenticarsi poi dei fautori sull’efficacia delle sanzioni economiche a Putin : Biden, Von der Leyen e Draghi.  A questo proposito risultano quanto meno profetiche le parole di Stoltenberg : “… L’Ucraina riceve sostegno perche’ indebolendo la Russia permette a noi di stare più tranquilli con un costo più contenuto rispetto a quello di avere un vicino russo…”.  Capito?!?!  Ecco allora uscire dal gregge europeo la figura apicale e ambiziosa di Macron che cerca di ritagliarsi più spazio tra gli alleati facendo leva sul suo peso politico avvalorato dall’ arsenale nucleare francese. Anche per la tanto decantata difesa europea il ruolo di paladino è da sempre rivendicato da Macron e la sua Francia . A livello economico e finanziario una industria bellica per essere efficiente , più di altre tipologie di attività, deve essere sostenuta da fortissimi investimenti in tecnologie a cui devono corrispondere ampie commesse :  quella europea non le sta ottenendo. Ne è un  esempio  la Germania che ha stabilito una serie di iniziative per la propria difesa aerea che coinvolgono anche altri 13 Paesi europei ,questo  prevedendo acquisti di missili americani, tedeschi ed israeliani ma non quelli prodotti da Italia e Francia. Interessante soffermarci sul fatto che ad esempio per l’antiaerea europea nella Ue si andranno a produrre su licenza USA  5.000 missili Patriot americani con il risultato però di essere “produttori su licenza “e quindi  non sviluppando l’industria di ricerca specifica europea di settore. Il risultato di questo stato dell’arte è che ci ritroveremo sempre più dipendenti da altri mercati. E così ritorniamo alla Francia che non compra armamenti americani, fatto questo che amplifica la propria rivendicazione del ruolo di capofila sull’autonomia strategica UE .  Oggi a causa della  critica situazione economica nel vecchio continente  e quindi del rilevante dato dell’inflazione ancora in essere è in corso un processo di deindustrializzazione .  Lo sviluppo dell’industria militare è sempre stata di  difficile attuazione  anche in tempi di boom economico, figurarsi oggi durante una fase di “quasi recessione” come quella in corso oramai da tempo  .  Quella in Ucraina è una guerra che deve finire al più presto , una guerra che l’Europa non può più sostenere. Quando il conflitto sarà finito  bisognerà affrontare una nuova situazione geopolitica  dove l’Europa dal punto di vista economico risulterà  essere stata la più colpita dopo i due Paesi belligeranti .  In questa situazione ci sarà da capire come la politica del riarmo potrà imporre l’aumento dello sviluppo dell’industria militare mentre i cittadini già oggi, sono  tutti rivolti al welfare e contro tutte le guerre. Mentre l’industria bellica russa ha azzerato i profitti perché produce per “ la patria”, le industrie degli altri Paesi rispondono direttamente ai propri azionisti per  gli utili prodotti.  In Europa nessun Paese è in grado di investire miliardi nella difesa a prescindere dal proprio debito pubblico, come invece fanno gli USA che non a caso coprono il 40% dell’export militare globale. In conclusione la realtà è che l’industria bellica europea non è pronta alla guerra perché, in primis, non ne è pronta la nostra società.